Intolleranza o intestino irritabile?
La sindrome dell’intestino irritabile è un problema molto frequente: si stima che ne soffra circa un terzo della popolazione.
I sintomi tipici sono gonfiore e dolore addominale, stitichezza o diarrea, ma non è raro che ci siano nausea, meteorismo, mal di testa; in alcuni casi lo stress peggiora i disturbi e tanti si accorgono che i problemi compaiono o si acuiscono dopo i pasti.
Da qui l’idea che in molti casi la sindrome del colon irritabile non sia altro che un’intolleranza nascosta o un’allergia alimentare non mediata dalle IgE.
Come conferma Stanghellini: “Entrambe le situazioni possono scatenare sintomi analoghi. Se grazie ai test diagnostici disponibili si individuano i cibi-no e con la dieta di esclusione i disturbi scompaiono, la sindrome era in realtà provocata da un’ipersensibilità agli alimenti e viene risolta senza farmaci e/o lunghe indagini. Va detto, tuttavia, che in alcuni pazienti intolleranza, allergia e colon irritabile possono coesistere e l’esclusione di un determinato cibo può perciò non bastare a risolvere il problema”.
Escludere un alimento che provoca una reazione di ipersensibilità può essere più facile a dirsi che a farsi: spesso, infatti, tracce del cibo proibito si trovano in prodotti insospettabili, in più è necessario tenere conto della “famiglia” di alimenti cui esso appartiene ed eliminare anche gli altri componenti (ad esempio, tutti i latticini nel caso dell’intolleranza al lattosio).




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